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Versione solo testo - Camera di commercio di Vercelli, 22 novembre 2019
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Rapporto sulle imprese famigliari piemontesi



Vercelli, 22 novembre 2019
Ultimo aggiornamento: 20.05.2015



Ufficio Studi



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famiglie imprenditoriali piemontesi

RAPPORTO SULLE IMPRESE FAMIGLIARI PIEMONTESI



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Lo studio 2015, realizzato per Unioncamere Piemonte dagli studiosi del Dipartimento di Management dell’Università di Torino e del Cambridge Institute for Family Enterprise dell’Harvard Business School, approfondisce le caratteristiche, le dimensioni e le dinamiche delle imprese familiari, una delle componenti più importanti del sistema economico della nostra regione.

 

In particolare, proseguendo la serie di interviste alle famiglie imprenditoriali piemontesi iniziate nel 2012, la ricerca ha analizzato le performance dal 2008 al 2013 di tutte le aziende piemontesi sopra i 25 milioni di euro di fatturato (circa 700 imprese), suddivise tra familiari (il 52%) e non familiari. Le aziende familiari si trovano in maggioranza in provincia di Torino (il 48%) e Cuneo (il 19%); seguono Alessandria (11%), Novara (10%) e Biella (7%)

 

L’analisi delle performance delle imprese guidate da famiglie imprenditoriali ha evidenziato come queste, tra il 2008 e il 2013, abbiano incrementato i propri dipendenti del 14,37% (contro un +1,16% registrato per le aziende non familiari) e investito 130 miliardi di euro (contro i 50 miliardi delle non familiari), facendo crescere il proprio fatturato del 18,87% (contro l’8,77% delle aziende non familiari). Il ritorno per gli azionisti (ROE) è del 5,43% nel 2013 (era l’8,43% nel 2008) rispetto al 3,75% (6,31% nel 2008) delle imprese non familiari. Anche gli altri indici di redditività, ROI (Return on Investments) e ROS (Return on Sales), rispettivamente pari nel 2013 a 6,79% e 3,31%, sono maggiori rispetto a quelli registrati dalle aziende non familiari (6,28% e 2,85%). La PFN/EBITDA, passa dal 2,41 del 2008 al 2,33 del 2013 per le imprese familiari, mentre per quelle non familiari passa da 1,77 a 1,70.

 

Le interviste e le analisi qualitative confermano l’esistenza di uno spaccato imprenditoriale vivo, orgoglioso e che continua ad affrontare la “nuova normalità” della crisi, sebbene non sempre si dimostri cosciente delle sfide da affrontare.La visione e la strategia sono definiti su orizzonti temporali lunghi, oltre i cinque anni, ma un contesto di mercato instabile e in rapido cambiamento limita la pianificazione, portando gli imprenditori a ragionare nel medio-breve periodo.I punti di forza delle imprese familiari sono soprattutto una chiara e definita catena di comando e la stabilità del management, intrinsecamente connessi ai principi di trasparenza e condivisione.

 

Per la maggioranza degli imprenditori intervistati, l’azienda viene prima della famiglia. Il passaggio generazionale rappresenta il punto cruciale per la sopravvivenza delle aziende familiari, ma è pianificato solo nel 23% dei casi: sembra essere assente l’idea che la vera sfida sia la continuità aziendale e la capacità di rimanere un buon azionista.

 

Scarica qui lo studio completo 2014




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